Moti arabi, immigrazione, guerra in Libia

5 AGO 20
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Inutile nasconderlo o sottacerlo, i moti popolari apolitici della "rivoluzione" o "primavera" araba che dir si voglia cambia e sta cambiando tutto. A cominciare da qui, in Occidente. Nei mutamenti di percezione profonda registrabili nelle opinioni pubbliche disorientate, e nelle politiche incerte, piene di indecisioni dei governi. Si guardi alla fine che ha fatto il solidarismo terzomondista acritico delle sinistre pacifiste verso quelle popolazioni (piazze mute, accoglienze trasversalmente fredde se non ostili). Si fa fatica ad incanalare il fenomeno negli schemi vetero ideologici dell'antioccidentalismo militante e dell'uso politicizzato della Dichiarazione sui diritti universali dell'uomo. Che dire poi dei governi? L'indecisione nelle condotte appartengono tanto alle maggioranze che alle opposizioni. Non si naviga neanche a vista. Si percepisce una palpabile assenza di prospettive e strategie. E, giova sottolinearlo, senza quei moti il pasticciaccio dell'intervento in Libia, così come è stato concepito e attuato, non sarebbe stato neanche immaginabile. Con il relativo sorprendente silenzio delle piazze nostrane circa l'articolo 11 della Costituzione. Nuove inaspettate e inedite per gli schemi consolidati pagine di storia si stanno aprendo.